Bello, ma quanto costa?

Capita che un cliente (prospect nel caso specifico) contatti delle agenzie di rassegna stampa per avere un preventivo, fornisca le parole chiave, gli argomenti, l’elenco delle testate fondamentali e alla fine, giustamente, ne chieda il prezzo.

Nel nostro settore, forse perché prima i player erano pochi, forse perché oggi è a disposizione molta più tecnologia che permette degli automatismi, tra un’offerta ed un’altra esiste una vastissima forchetta di prezzi che a volte rasenta il 100%.

Ovviamente a quel punto al prospect vengono molti dubbi del perché i prezzi siano così distanti pur avendo fornito dei parametri che sembravano inizialmente così chiari. Quindi che fare, scegliere il più basso per risparmiare? Oppure il più alto, se l’ufficio acquisti non fa pressioni economiche, così si è sicuri di prendere il meglio? Oppure si pesca nel mezzo, che così facendo nella vita, in genere, non si sbaglia mai?

Spesso mi viene domandato «Ma come viene calcolato il prezzo di una rassegna stampa?

La risposta in realtà è molto complessa in quanto una rassegna stampa è un vero e proprio prodotto editoriale, progettato sull’esigenza dell’Ufficio Stampa richiedente, pertanto stabilire delle regole per calcolarne il prezzo per poi addirittura raffrontarlo è veramente arduo.

Spesso si pensa che una società di rassegna stampa avendo a disposizione i giornali abbia chissà che sistema automatizzato per la suddivisione degli stessi in singoli articoli. Quanto di più sbagliato: gli articoli vengono ritagliati e ricomposti a mano. Ci sono diversi software, alcuni anche molto evoluti, ma per tutti c’è bisogno della manovra dell’uomo per ritagliare un articolo alla volta.

Già questo elemento permette di comprendere che, lì dove la redazione di una determinata rassegna stampa non consente di fruire di articoli utilizzati anche da altre rassegne, un determinato peso nel costo deve avere questa mancata economia di scala del singolo ritaglio.

Altro elemento da considerare sono le caratteristiche di una testata: costo di abbonamento, periodicità e foliazione, che riconducono ad un costo di acquisizione e lettura delle stessa.

Se la redazione di una determinata rassegna non consente per alcune testate la suddivisione dei costi sopracitati in più progetti editoriali, nel calcolarne il costo ha un peso il mancato impiego in più rassegne della testata stessa.

Ulteriore caratteristica da tenere in considerazione sono gli argomenti di una rassegna stampa. Non tanto quelli che contengono citazioni del cliente stesso o dei suoi competitor, bensì quelli relativi agli scenari.

Quando una rassegna stampa ha la necessità di articoli di scenario che in qualche maniera sono esclusivi di tale progetto, anche questa mancata economia di scala ha un peso determinante nel definirne il costo.

Da questo esame viene da chiedersi “solo i più grandi player possono permettersi una certa scontistica?” No, non è così.

Sicuramente più grande è l’azienda e più capacità industriale c’è, ma se è vero che una rassegna stampa non è mai uguale ad un’altra, quindi è un progetto editoriale unico, la differenza fra un grande, un medio o piccolo player viene assottigliata dalla capacità di razionalizzare al meglio le proprie risorse concentrandosi su particolari aree di business, sia a livello merceologico, sia territoriale.

In relazione a questa osservazione ci sono degli ultimi elementi da considerare per la determinazione del costo di una rassegna, la capacità di personalizzare il servizio e la capacità di packaging: filtro umano per i soli articoli giusti e ragionati, ordinamento editoriale dei micro argomenti nelle varie sezioni della rassegna, semplicità della fruizione tramite apposite piattaforme, consultazioni da dispositivi mobili, accessi dall’intranet aziendale preservando accessi clandestini da internet, altri vari strumenti a supporto degli uffici stampa, assistenza editoriale ed informatica.

Tutte queste osservazioni devono far riflettere, quando si analizzano dei preventivi, che i prezzi degli stessi possono anche differire di molto, ma l’importante è che l’ufficio stampa e l’ufficio acquisti osservino e valutino anche tutti quei valori che rendono un servizio diverso dall’altro (es. spiegazioni dettagliate dei contenuti editoriali, metodologie di filtro ed ordinamento degli articoli, tecnologie per la fruizione dei contenuti, ecc.) e che possono far pendere l’ago della bilancia verso un fornitore o un altro al di là della sensibile differenza di costo, perché alla fine la cosa più importante è che il cliente sia poi soddisfatto di quello che acquisterà.

Enzo Rimedio

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