Le persone con profili privati sui social media SOS Digital PR

Nell’era della rivoluzione digitale, i social media sono diventati una parte integrante della nostra vita quotidiana. Facebook, Instagram, TikTok, X e molti altri hanno trasformato il modo in cui comunichiamo, condividiamo informazioni e interagiamo con il mondo. Tuttavia, c’è un aspetto degli utenti dei social media che per me è oggetto di dibattito: l’uso di profili privati. Molti sostenitori della teoria dei social media come mezzo esclusivamente social sostengono che le persone che utilizzano i profili privati siano in qualche modo “anti-sociali”. Ma è davvero così?

Prima di tutto, è fondamentale capire cosa significa avere un profilo privato sui social media. In termini semplici, un profilo privato è un account che può essere visualizzato solo da coloro che l’utente ha accettato come “amici” o “follower”. Questo significa che le informazioni, le foto e i post condivisi non sono accessibili al pubblico generale.

È certamente vero che i social media sono nati con l’idea di creare una rete aperta e globale, dove le persone possono liberamente condividere idee, opinioni e aspetti della loro vita quotidiana. Tuttavia, sostenere che l’utilizzo di profili privati sia “anti-sociale” sembra un’affermazione piuttosto drastica. Dopotutto, un profilo privato implica solo che l’utente ha scelto di limitare la visibilità del suo contenuto ad un gruppo ristretto di persone. Non implica l’assenza di interazione sociale.

Ci sono molte ragioni valide per cui una persona potrebbe scegliere di mantenere il proprio profilo privato. Proteggere la propria privacy è sicuramente tra le più comuni. Nonostante l’apparente apertura dei social media, non tutti si sentono a proprio agio a condividere dettagli della propria vita con un pubblico vasto e indeterminato. Questo non li rende anti-sociali; semplicemente riflette una preferenza personale per una maggiore privacy.

Inoltre, l’essere consapevoli dei pericoli della condivisione di informazioni personali online è un segno di prudenza, non di isolamento sociale. La minaccia dell’usurpazione d’identità, delle truffe online e del cyberbullismo è reale e costante. Mantenere un profilo privato può essere un modo efficace per minimizzare questi rischi.

Un altro punto da considerare è che la definizione di “sociale” può variare notevolmente da persona a persona. Per alcuni, essere sociali sui social media potrebbe significare interagire con un ampio gruppo di persone, molte delle quali sono sconosciute. Per altri, potrebbe significare interagire con un gruppo più piccolo e intimo di amici e familiari. In entrambi i casi, c’è un’interazione sociale; la differenza sta nel numero di persone coinvolte.

Il concetto di social media come esclusivamente un mezzo per socializzare e interagire con un vasto pubblico è limitante. I social media sono strumenti flessibili che possono essere adattati alle esigenze e alle preferenze individuali. Se una persona sceglie di utilizzare i social media come un modo per mantenere i legami con un gruppo ristretto di persone, questo non dovrebbe essere visto come anti-sociale. Piuttosto, dovrebbe essere riconosciuto come un uso diverso, ma altrettanto valido, di questi strumenti.

È anche importante notare che l’uso di profili privati non preclude necessariamente l’interazione con nuove persone. Gli utenti con profili privati possono ancora accettare richieste di amicizia o seguito da sconosciuti, e possono ancora partecipare a conversazioni pubbliche tramite commenti e messaggi. La differenza è che hanno un maggiore controllo su chi può vedere le loro informazioni personali.

L’argomento che le persone che utilizzano i profili privati sui social media sono “anti-sociali” non tiene conto della complessità e della varietà degli usi dei social media. La scelta di mantenere un profilo privato può essere dettata da una serie di motivazioni valide e non implica necessariamente un rifiuto dell’interazione sociale. Al contrario, può rappresentare un approccio più prudente e consapevole all’uso dei social media.

Inoltre, la visione dei social media come unicamente orientati alla socializzazione con un vasto pubblico è una semplificazione eccessiva. I social media sono strumenti flessibili che possono essere utilizzati in molti modi diversi, a seconda delle esigenze e delle preferenze individuali. L’uso di un profilo privato può essere visto come un adattamento di questi strumenti per rispondere a specifiche esigenze di privacy e sicurezza.

Invece di etichettare le persone che utilizzano i profili privati come “anti-sociali”, dovremmo forse rivalutare la nostra comprensione di cosa significa essere “sociali” nell’era dei social media. Forse è il momento di riconoscere che ci sono molti modi diversi di essere sociali online, e che tutti hanno il diritto di scegliere il livello di visibilità e di interazione che si sentono più a proprio agio.

Infine, è importante ricordare che, mentre i social media possono essere un potente strumento di connessione e condivisione, non sono l’unico modo in cui le persone possono essere sociali. Il desiderio di mantenere un certo livello di privacy online non preclude la possibilità di avere interazioni sociali ricche e gratificanti nella vita reale.

In ultima analisi, gli utenti che scelgono di mantenere i profili privati sui social media non sono anti-sociali. Sono solo individui che hanno scelto di utilizzare i social media in un modo che rispetta la loro necessità di privacy e sicurezza. Questa scelta non dovrebbe essere criticata, ma piuttosto rispettata come una valida espressione del diritto di ogni individuo alla privacy.

In una società sempre più digitalizzata, dove la nostra vita online e offline si fondono sempre di più, è fondamentale riconoscere e rispettare le diverse esigenze e preferenze di ogni individuo in termini di privacy e sicurezza. Dopo tutto, la vera essenza della socializzazione non risiede nel numero di persone con cui interagiamo, ma nella qualità delle nostre interazioni. E questo è vero sia online che offline.

 

Enzo Rimedio

 

Di Enzo Rimedio

Esperto in comunicazione digitale, giornalista, associato FERPI (Federazione Relazioni Pubbliche Italiana), PRSA (Public Relations Society of America), AISM (Associazione Italiana Sviluppo Marketing), SIAE (Società Italiana degli Autori ed Editori). Autore del libro “Digital PR”. Mi occupo di consulenza strategica e di innovazione, digital PR, digital marketing, media relations, media intelligence, web reputation, digital content. Racconto le mie esperienze nel blog SOS Digital PR. Sono responsabile della comunicazione digitale di Miss Italia e ricopro ruoli analoghi per diverse altre aziende. Ho fondato Digitalk PR, studio specializzato in digital communication, e sono partner di alcune agenzie di comunicazione e media intelligence. Insegno, e ho insegnato, in scuole di specializzazione e università. Sono personal consultant di blogger e social influencer. Negli ultimi anni ho presenziato in qualità di speaker ai seguenti eventi: Social Media Summit, Digital Innovation Days, IAB Forum, SMAU, Forum della Comunicazione, Deegito, Social Media Strategies, FERPI conference, Assemblea Annuale ANCI.