Social Selling 2.0: oltre il like, dentro la communitySocial Selling 2.0: oltre il like, dentro la community

La prima ondata del “social selling” ha insegnato ai venditori a usare LinkedIn per trovare prospect e inviare InMail. Era un’evoluzione della chiamata a freddo, semplicemente su un canale diverso. Oggi, questa tattica è inflazionata e spesso inefficace. I decision-maker sono assediati da messaggi copia-incolla e hanno sviluppato una forte resistenza. Siamo entrati nell’era del Social Selling 2.0, un approccio molto più sofisticato che sposta l’attenzione dal broadcasting individuale alla partecipazione comunitaria. La vera influenza e le conversazioni più importanti non avvengono più su bacheche pubbliche, ma all’interno di nicchie protette: community su Slack, gruppi LinkedIn specializzati, forum di settore, canali Discord. Persino il fenomeno della “dark social” – la condivisione di contenuti in canali privati come WhatsApp o Teams – dimostra che le decisioni vengono influenzate in spazi inaccessibili al marketing tradizionale. Per il sales manager, la sfida è guidare il team a smettere di urlare ai prospect e iniziare ad ascoltare e contribuire dove i prospect parlano tra loro.

L’essenza del Social Selling 2.0 è dare valore prima di chiedere valore. Il venditore moderno deve diventare un “antropologo digitale”, identificando i “pozzi d’acqua” digitali dove i suoi clienti ideali si riuniscono per imparare e scambiare opinioni. Una volta dentro, la prima regola è l’ascolto. Quali sono i problemi ricorrenti? Quali strumenti vengono lodati o criticati? Qual è il linguaggio specifico di quella tribù? Solo dopo aver capito la dinamica, può iniziare a contribuire. Non con un link al proprio sito, ma con una risposta utile a una domanda, condividendo un’esperienza pertinente, o mettendo in contatto due persone che possono aiutarsi a vicenda. Il manager deve ridefinire le metriche di successo per questa attività: non “lead generati”, ma “risposte utili fornite”, “conversazioni di valore avviate”, “reputazione costruita”. È un gioco a lungo termine che non ha un ROI diretto e immediato, e richiede la protezione e l’incoraggiamento del management.

Un caso recente che illumina questa tendenza è la crescita esponenziale di community professionali verticali. Esistono community per “revenue operations”, per “product marketing”, per “CFO di startup”. I venditori che entrano in questi spazi per vendere vengono immediatamente banditi. Quelli che diventano membri attivi e rispettati, che aiutano gli altri a risolvere problemi, diventano le persone a cui la community si rivolge naturalmente quando sorge una necessità d’acquisto. Stanno costruendo un “fossato di fiducia” inattaccabile. Il ruolo del manager è quello di allocare una parte del tempo del team a questa “cittadinanza digitale”, fornendo formazione su come essere un buon membro di una community e su come usare strumenti di social listening per monitorare le conversazioni rilevanti. Guidare un team verso il Social Selling 2.0 significa accettare che la via più veloce per una vendita non è sempre una linea retta. A volte, è un percorso tortuoso fatto di ascolto, aiuto e costruzione di fiducia, che però porta a relazioni commerciali molto più solide e durature. Significa capire che nel mondo digitale di oggi, la reputazione è la nuova lead generation.

Rosy Bucciarelli

Di Rosy Bucciarelli

Grazie alla formazione universitaria specializzata in Processi Formativi per gli adulti, quindi orientata al mondo professionale, dopo un primo periodo dedicato alla messa in pratica di tali apprendimenti, ho trovato molto proficuo applicare gli stessi al settore commerciale di aziende che offrono servizi B2B. Nel tempo, continuando a studiare, credendo nel life-long learning, ho introdotto nelle pratiche quotidiane, coordinando anche dei team, elementi come l’e-mail marketing e il social selling per incrementare e differenziare i processi di vendita con strategie di outbound e inbound marketing.