Account-Based Marketing: smettere di pescare con la rete, iniziare a cacciare con il laser - SOS Digital PRAccount-Based Marketing: smettere di pescare con la rete, iniziare a cacciare con il laser

Per anni, il modello dominante nel marketing e nelle vendite digitali è stato quello del volume. Lanciare una rete ampia (content marketing, SEO, campagne social) per catturare quanti più lead possibili e poi passarli alle vendite per la qualificazione. Questo approccio, sebbene abbia i suoi meriti, genera spesso un enorme spreco di risorse: il marketing produce lead che le vendite non vogliono, e le vendite passano il loro tempo a filtrare centinaia di contatti di bassa qualità.

L’Account-Based Marketing (ABM), o più correttamente l’Account-Based Everything (ABE), rappresenta una rivoluzione copernicana in questa filosofia. Invece di pescare con la rete, si caccia con il laser. Si tratta di un cambiamento strategico fondamentale in cui vendite e marketing collaborano per identificare un elenco ristretto di account di alto valore e orchestrano campagne iper-personalizzate per penetrarli e conquistarli. Per il sales manager, abbracciare questa rivoluzione significa smettere di essere un semplice gestore di un flusso di lead in entrata e diventare un co-stratega nella selezione e nella caccia ai clienti più importanti per il futuro dell’azienda.

Il primo passo di questa rivoluzione è la selezione collaborativa dei target account. Questo non può essere un esercizio fatto in solitaria né dalle vendite né dal marketing. Il sales manager deve sedersi allo stesso tavolo del suo omologo del marketing e, utilizzando i dati del CRM e l’intelligence di mercato, definire il Profilo del Cliente Ideale (ICP). Quali sono le caratteristiche (settore, dimensione, tecnologia utilizzata, segnali di crescita) dei nostri clienti migliori e più profittevoli? Sulla base di questo ICP, si costruisce insieme una lista di account target.

Questo processo di allineamento iniziale è la pietra angolare di tutto. Costringe entrambi i team a smettere di parlare di “lead” generici e iniziare a parlare di “account” specifici, creando un senso di proprietà e responsabilità condivisa fin dal primo giorno. Il ruolo del manager è quello di guidare il suo team a contribuire a questa selezione con la loro conoscenza “sul campo”, assicurandosi che la lista finale sia ambiziosa ma realistica.

Una volta definiti gli account, inizia la fase di orchestrazione. Qui, il sales manager e il marketing manager diventano due direttori d’orchestra che lavorano sulla stessa partitura. Il marketing non crea più contenuti generici, ma sviluppa campagne e materiali specifici per i problemi e le persone chiave all’interno degli account target. Potrebbe trattarsi di un report personalizzato per il CFO di un’azienda, di annunci LinkedIn mirati solo ai

dipendenti di un’altra, o di un evento esclusivo per i CIO di un determinato settore. Contemporaneamente, il team di vendita non fa più chiamate a freddo, ma esegue un “outreach” coordinato e contestualizzato. Il venditore sa quali annunci sta vedendo il suo contatto, quali pagine del sito ha visitato, a quali eventi è stato invitato. Ogni punto di contatto, sia esso di marketing o di vendita, è un pezzo di un’unica conversazione coerente. Il compito del manager è quello di allenare il suo team a giocare la sua parte in questa complessa coreografia, assicurandosi che ogni azione sia tempestiva, personalizzata e allineata con le attività di marketing.

L’Account-Based Revolution richiede un cambio di mentalità e di metriche. Non si misura più il costo per lead, ma l’engagement all’interno degli account target. Non si guarda più al volume, ma alla qualità delle conversazioni e alla progressione degli account attraverso le fasi di acquisto. È un approccio più impegnativo e che richiede più risorse iniziali, ma che porta a cicli di vendita più brevi, a deal di valore superiore e a un ROI spettacolare. Il manager che guida il suo team in questa transizione non sta solo adottando una nuova tattica; sta implementando un modello operativo superiore per conquistare i clienti che contano davvero.

 

Rosy Bucciarelli

 

 

 

Di Rosy Bucciarelli

Grazie alla formazione universitaria specializzata in Processi Formativi per gli adulti, quindi orientata al mondo professionale, dopo un primo periodo dedicato alla messa in pratica di tali apprendimenti, ho trovato molto proficuo applicare gli stessi al settore commerciale di aziende che offrono servizi B2B. Nel tempo, continuando a studiare, credendo nel life-long learning, ho introdotto nelle pratiche quotidiane, coordinando anche dei team, elementi come l’e-mail marketing e il social selling per incrementare e differenziare i processi di vendita con strategie di outbound e inbound marketing.