“ERAVAMO 4 AMICI AL BAR”. IN REALTÀ ERAVAMO 3.
E sì, al bar insieme ci siamo andati davvero — ma solo dopo aver fatto quello per cui eravamo lì: salire sul palco della Sala Tourism del WMF – We Make Future.
Quest’anno, dal 4 al 6 giugno, BolognaFiere ha ospitato di nuovo quello che si definisce “la più grande fiera internazionale sull’intelligenza artificiale, la tecnologia e l’innovazione digitale”.
Numeri? Imponenti, come sempre: più di 1.000 speaker, 90 palchi tematici, delegazioni da 43 Paesi, oltre 700 espositori.
Ma al di là delle statistiche, chi lavora ogni giorno nel marketing digitale e nella comunicazione lo sa bene: il WMF è molto di più di una “kermesse”. È uno spazio dove ci si guarda intorno, si ascolta e si torna a casa con un’idea in più su come sta cambiando il nostro mestiere.
Anche quest’anno, la vera superstar è stata l’Intelligenza Artificiale: agenti conversazionali, AI generativa, marketing predittivo, etica dei dati, automazione spinta. I grandi nomi — da Nvidia a IBM, da Google a Microsoft — hanno confermato: l’AI è ormai un motore operativo in ogni settore.
UN PALCO “VINTAGE” (PER SCELTA)
Ecco, a questo punto uno si aspetterebbe che anche noi avremmo parlato di intelligenze artificiali e automazioni a tappeto.
Invece no.
Sul nostro palco abbiamo portato qualcosa di un po’ più “vintage” — e insieme, paradossalmente, ancora più attuale: accoglienza, personalizzazione, social media e marketing relazionale applicati al turismo.
Ma “noi” chi?
Il “noi” in questione eravamo io (Roberta Nubile, molto lieta), Valentina Vellucci (Marketing Manager) e Davide Bertozzi (Copywriter & Creative Director).
L’idea di questo intervento è nata proprio da un mio articolo pubblicato qui su SOS Digital PR — che poi è diventato anche il titolo del talk nella Sala Tourism: “Dai Social al Check-in”.
L’ESPERIENZA PARTE PRIMA (E FINISCE DOPO)
Da addetta ai lavori (e da ospite) me lo sono sempre chiesta: cosa fa davvero la differenza quando scegli un hotel e, soprattutto, quando decidi di tornarci?
Nel turismo i dettagli non sono “contorno”: sono l’unica vera arma per trasformare un soggiorno in un racconto condiviso.
La combinazione Social Media + Hotellerie oggi non funziona più con la solita foto patinata di una bella camera.
Il vero contenuto sono le emozioni.
E sui social non vinci con quello che mostri, ma con quello che fai sentire.
Gli ospiti non sono più spettatori, ma media attivi, ambasciatori spontanei. Un selfie, una story, una recensione sincera possono valere molto di più di una campagna sponsorizzata.
Peccato che spesso i canali social vengano usati solo come vetrine commerciali, perdendo la loro anima relazionale. E così si brucia l’essenza del Relationship Marketing, che non è vendere, ma creare legami veri (cit. Valentina Vellucci)
UN CASE STUDIO… SU DI NOI
Il cuore del nostro intervento? Dimostrare che personalizzare non è uno sforzo inutile, ma un investimento che ripaga.
Per esempio, le scritte sullo specchio in camera: non un banale “Benvenuto”, ma frasi cucite addosso a chi arriva.
Ho portato un case study che, tra l’altro, ha coinvolto direttamente anche Valentina e Davide. Le scritte sullo specchio personalizzate al loro arrivo in camera, dopo il check-in.
Non un asettico “Benvenuto/a”.
A Valentina avevo trascritto sullo specchio (per la gioia dell’Housekeeping) la nostra primissima conversazione: l’analisi di Marketing della Taverna di Boe.
A Davide, ripresi un tema sul turismo scritto da lui su un libro per poi rielaborarlo a modo mio.
Grazie ai dati Social (e a dei buoni CRM) il check-in accade addirittura prima dell’arrivo fisico del cliente, una sorta di pre – arrival digitale con raccolta dati e messaggi personalizzati. Un’esperienza progettata per essere condivisa spontaneamente.
E i numeri non solo parlano, ma ringraziano anche.
ULISSE, LA LEAD GENERATION E ALTRE STORIE
Il nostro racconto non si è fermato lì.
Valentina ha trasformato l’Odissea in un manuale di Relationship Marketing: Ulisse come primo Marketer della storia. Ogni tappa del suo viaggio è un touchpoint con “clienti” diversi.
Dalla lead generation di Troia (con strumenti per capire il mercato e progettare campagne) fino alla conversione dell’audience in veri brand ambassador. Perché — parole sue — “le relazioni autentiche e durature sono la vera conquista”.
Creativo questo modo di comunicare, vero? La comunicazione creativa è il pane quotidiano di Davide Bertozzi, che ci lancia una provocazione che arriva dritta come uno schiaffo (no, tranquilli, Davide è buono e non picchia nessuno):
Devi usare lo stesso linguaggio del tuo pubblico. E se non fosse così? O meglio: e se non fosse sempre così? Preferisci comunicare quello che piace alla gente o quello che piace a te? “Siate audaci, ma siate veri”
Ed è esattamente quello che abbiamo provato a fare: portare sul palco il nostro approccio, le nostre idee, noi stessi.
DAI SOCIAL, AL CHECK-IN, AL… WMF2025
Perché in certi progetti non bastano le idee.
Contano le persone con cui scegli di realizzarle.
Questa edizione del WMF è finita con una birretta — e una consapevolezza: la tecnologia continuerà a correre, ma a fare la differenza saranno sempre le relazioni che sappiamo costruire, una storia (vera) alla volta.
Roberta Nubile



