Lettura e cultura: la vera “intelligenza aumentata” del comunicatore nell'era dell'AI - SOS Digital PRLettura e cultura: la vera “intelligenza aumentata” del comunicatore nell'era dell'AI

In un’epoca in cui ChatGPT e altri sistemi di intelligenza artificiale generativa possono produrre comunicati stampa, post per social media e persino articoli in pochi secondi, è comprensibile che molti professionisti delle relazioni pubbliche si sentano minacciati. “A cosa servo, se un algoritmo può scrivere come me?”, si chiedono in molti. I titoli allarmistici abbondano: “La fine dei comunicatori umani è vicina”, “L’AI sostituirà i copywriter”.

Eppure, mai come oggi il ruolo del comunicatore strategico è stato così prezioso.

Perché? Perché l’intelligenza artificiale, per quanto avanzata, manca di ciò che rende veramente efficace un professionista delle relazioni pubbliche: profondità culturale, pensiero critico e quella visione d’insieme che deriva solo dall’immersione costante nella lettura e nell’apprendimento.

Prendiamo spunto dal pensiero di Italo Calvino, che nelle sue “Lezioni americane” ci ricordava come la lettura fosse un dialogo con chi è venuto prima di noi, un modo per partecipare a una conversazione che attraversa i secoli. Allo stesso modo, il comunicatore che legge non sta semplicemente consumando parole, ma sta entrando in una conversazione culturale che arricchisce enormemente la sua capacità di connettere idee, creare significati e, in ultima analisi, comunicare in modo efficace.

“I comunicatori comunicano“, parafrasando il vecchio adagio “gli scrittori scrivono“.

Ma cosa ci distingue realmente da un algoritmo addestrato su miliardi di testi?

La risposta è semplice: la nostra capacità di comprendere sfumature culturali, di percepire tensioni sociali, di anticipare reazioni emotive e di adattare messaggi a contesti specifici. Tutte capacità che derivano non solo dall’esperienza sul campo, ma anche e soprattutto da una lettura ampia, profonda e costante. Leggere non è solo un passatempo per il comunicatore, ma un’attività professionale fondamentale che contribuisce allo sviluppo di una comprensione culturale raffinata.

Quando leggiamo i nostri grandi romanzi, da “I Promessi Sposi” di Manzoni a “I Malavoglia” di Giovanni Verga, fino alle opere contemporanee di Roberto Saviano o Elena Ferrante, non stiamo solo assorbendo trame e personaggi, ma stiamo immergendoci nelle complessità della nostra cultura, nelle sue contraddizioni, nei suoi valori profondi e nelle sue evoluzioni. Questo patrimonio culturale diventa un serbatoio prezioso da cui attingere quando dobbiamo creare messaggi che risuonino con il pubblico italiano. Pensiamo alla prosa cristallina di Calvino, alla potenza evocativa di Pavese, all’ironia tagliente di Eco. Ogni grande scrittore ci offre modelli stilistici che possiamo studiare, assimilare e rielaborare nel nostro lavoro quotidiano. Non si tratta di plagiare, ma di comprendere i meccanismi che rendono efficace una comunicazione scritta.

Quando Umberto Eco, in “Lector in fabula”, scrive che “il testo è una macchina pigra che esige dal lettore un fiero lavoro cooperativo per riempire spazi di non-detto o di già-detto rimasti per così dire in bianco”, ci sta offrendo una lezione preziosa sulla comunicazione: i messaggi più potenti sono quelli che coinvolgono attivamente il destinatario, lasciandogli spazio per completare il significato. La lettura di saggi, articoli di approfondimento e analisi critiche ci aiuta a sviluppare una capacità analitica che nessuna AI può eguagliare. Quando leggiamo le analisi di politica internazionale su “Limes“, gli approfondimenti economici de “Il Sole 24 Ore” o le riflessioni culturali di “Internazionale“, stiamo allenando la nostra mente a riconoscere connessioni, a identificare tendenze e a prevedere sviluppi futuri – tutte competenze essenziali per la pianificazione strategica delle relazioni pubbliche.

Ogni riferimento a un classico della letteratura, a un proverbio popolare, a un evento storico significativo può diventare uno strumento potente di comunicazione. Quando in un comunicato citiamo “l’arte di arrangiarsi” tipicamente italiana, evocando il neorealismo cinematografico, o quando in una campagna di comunicazione facciamo riferimento al Rinascimento italiano come metafora di innovazione, stiamo attingendo a un patrimonio culturale condiviso che crea immediata risonanza.

Se concordiamo sull’importanza della lettura, sorge spontanea la domanda: cosa dovremmo leggere, esattamente, per migliorare come professionisti delle relazioni pubbliche? La risposta è: un po’ di tutto, con criterio e metodo. Leggere dai libri ai giornali ci tiene acculturati e informati, mostrandoci come degli altri “esperti” affrontano temi complessi, semplificandoli senza banalizzarli – una competenza essenziale nelle relazioni pubbliche.

Non possiamo limitarci ai testi tecnici sulla comunicazione, come il mio “Digital PR”, per esempio. Il comunicatore che legge saggi, romanzi, giornali arricchisce la propria mappa mentale, trovando nuovi percorsi per raggiungere il pubblico. La lettura va altresì alimentata da testi fondamentali sulle relazioni pubbliche, sulla comunicazione d’impresa e sul marketing digitale in quanto restano imprescindibili.

Anche economia, sociologia, psicologia, antropologia, filosofia sono discipline che hanno molto da insegnarci a noi comunicatori. Quando leggiamo “Pensieri lenti e veloci” di Daniel Kahneman impariamo sui bias cognitivi che influenzano la percezione dei messaggi. Quando studiamo “La società della stanchezza” di Byung-Chul Han comprendiamo meglio le dinamiche dell’attenzione nell’era digitale.

Non è necessario leggere molto, ma leggere bene. Non limitiamoci ad assorbire passivamente il contenuto. Chiediamoci: perché questo testo è efficace? Quale tecnica narrativa sta utilizzando l’autore? Come potrei adattare questo approccio al mio contesto professionale? Che si tratti di un quaderno, di app come Evernote o Notion, o semplicemente di evidenziazioni sui libri digitali, tenere traccia dei passaggi significativi e delle idee che emergono durante la lettura è fondamentale per trasformare la lettura in risorsa professionale. Ovviamente si può e si deve anche leggere per divago e spensieratezza.

Ma non dobbiamo cadere nella trappola delle camere dell’eco. Se leggiamo solo contenuti che confermano le nostre convinzioni, limiteremo la nostra capacità di comprendere prospettive diverse, che è quello che succede nei social media, con gli algoritmi che stanno lì sempre a compiacerci. È necessario andare oltre le nostre preferenze personali.

Torniamo al punto di partenza: l’intelligenza artificiale generativa. Lungi dall’essere una minaccia, può diventare una preziosa alleata per il comunicatore colto e strategico. L’AI può aiutarci ad automatizzare compiti ripetitivi, liberando tempo per attività a maggior valore aggiunto; generare bozze iniziali che possiamo poi raffinare con la nostra sensibilità culturale; analizzare grandi quantità di dati per identificare tendenze che potremmo non notare; suggerire formulazioni alternative quando siamo bloccati. Ma l’AI non può comprendere veramente il contesto culturale italiano, con le sue sfumature regionali e storiche; cogliere le sottigliezze dell’umorismo italiano, dal sarcasmo toscano all’ironia romana; anticipare le reazioni emotive specifiche del pubblico italiano a certi temi sensibili; sviluppare una vera visione strategica basata su valori, etica e obiettivi a lungo termine. Questo è il dominio del comunicatore umano, nutrito di letture, esperienze e riflessioni.

In quest’epoca di automazione crescente, la nostra capacità di leggere profondamente, di assorbire e sintetizzare conoscenze diverse, di cogliere connessioni inaspettate, rappresenta il nostro vero vantaggio competitivo. L’AI può generare testi grammaticalmente perfetti, ma solo un comunicatore che ha attraversato le pagine di Pirandello, ha riflettuto sui saggi di Galimberti, ha assimilato le analisi di un report dei colleghi, ha approfondito un argomento su “Internazionale”, può veramente comprendere l’anima culturale italiana e tradurla in una comunicazione efficace.

Non temiamo dunque l’intelligenza artificiale. Abbracciamola come strumento, mentre continuiamo a coltivare il nostro giardino culturale attraverso la lettura costante, curiosa e critica. Perché, come scrisse Umberto Eco: “Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è un’immortalità all’indietro”. E per noi comunicatori, è anche un’immortalità in avanti: la garanzia che il nostro ruolo resterà insostituibile nell’era delle macchine, proprio perché profondamente, irriducibilmente umano.

Enzo Rimedio

Di Enzo Rimedio

Esperto in comunicazione digitale, giornalista, associato FERPI (Federazione Relazioni Pubbliche Italiana), PRSA (Public Relations Society of America), AISM (Associazione Italiana Sviluppo Marketing), SIAE (Società Italiana degli Autori ed Editori). Autore del libro “Digital PR”. Mi occupo di consulenza strategica e di innovazione, digital PR, digital marketing, media relations, media intelligence, web reputation, digital content. Racconto le mie esperienze nel blog SOS Digital PR. Sono responsabile della comunicazione digitale di Miss Italia e ricopro ruoli analoghi per diverse altre aziende. Ho fondato Digitalk PR, studio specializzato in digital communication, e sono partner di alcune agenzie di comunicazione e media intelligence. Insegno, e ho insegnato, in scuole di specializzazione e università. Sono personal consultant di blogger e social influencer. Negli ultimi anni ho presenziato in qualità di speaker ai seguenti eventi: Social Media Summit, Digital Innovation Days, IAB Forum, SMAU, Forum della Comunicazione, Deegito, Social Media Strategies, FERPI conference, Assemblea Annuale ANCI.