La Search Engine Optimization generica la conosciamo tutti: è l’insieme di tutte le attività che permettono a un sito web di posizionarsi tra i primi risultati di un motore di ricerca utilizzando keyword specifiche.
La Parasite SEO, invece, è una tecnica molto più specifica – spesso considerata parte di un approccio SEO detto “Black Hat” – che consiste nell’usare l’autorità di un sito web già affermato per posizionarsi nella SERP con parole chiave competitive: si pubblica quindi un contenuto su tale sito autorevole anziché sul proprio, ottimizzandone il contenuto per generare traffico organico verso il proprio sito esterno.
Tra i professionisti SEO ovviamente è una strategia conosciuta e comune ma negli ultimi anni è così tanto sfuggita di mano da far intervenire Google in modo piuttosto severo.
PARASITE SEO: PRATICARLA MALE È UN RISCHIO TROPPO ALTO
A dicembre 2023, Google rese noto che avrebbe preso contromisure per contrastare l’abuso dell’authority di certi siti. La Parasite SEO, infatti, veniva praticata con numerosi siti web dal dominio molto forte su cui venivano pubblicati contenuti considerabili lontani dagli argomenti principali, palesando quindi l’intento di siti web terzi di migliorare il proprio ranking senza apportare contributi significativi.
La Parasite SEO viene talvolta inclusa nelle tattiche Black Hat proprio perché in molti casi risulta aggressiva, fatta riscrivendo contenuti identici, utilizzando backlink nofollow e addirittura su siti che non c’entrano nulla col pubblico di riferimento (nemmeno dal punto di vista linguistico).
Outlook India è un esempio molto conosciuto tra gli specialisti: qui venivano pubblicati in massa contenuti su qualsiasi argomento e Google, già ad agosto 2023, lo ha infine penalizzato pesantemente a causa della bassa qualità e non pertinenza di quei contenuti. Altri grandi siti su cui veniva e viene praticata tuttora la Parasite SEO sono Medium, Substack, Quora, Reddit e perfino LinkedIn, Pinterest, YouTube, dunque anche social media o piattaforme di Q&A e forum, senza contare editori e riviste come Forbes. Tutti con altissime domain authority e sfruttati per questo.
Dopo la pesante repressione di Google, molti di questi link parassiti sono finiti immediatamente nel dimenticatoio, dimostrando come fare Parasite SEO in modo superficiale e frettoloso, pur di ottenere più traffico (e potenzialmente più conversioni), comporti spesso un rischio che non vale i risultati e i danni reputazionali.
COME FARE PARASITE SEO “ETICAMENTE”
Nonostante Google non abbia ancora compiuto nessuna azione rilevante a livello di algoritmo, è chiaro che continueranno a esserci interventi manuali su grossa scala. Non è però necessario rinunciare completamente alla Parasite SEO, anche se tra i professionisti si dibatte molto a riguardo.
Per praticarla nel modo migliore e più etico possibile, all’occorrenza, vi sono tre fasi da considerare:
Fase 1 – Vanno stabiliti dei punti fondamentali, ovvero
- Obiettivi strategici: qual è lo scopo di questi link esterni? Monetizzare, brand awareness, brand reputation? Tendenzialmente si pratica Parasite SEO per la prima ragione, cioè generare conversioni tramite link d’affiliazione, ma non è escluso che si possa fare anche per altri motivi. Su questa base, si stabiliscono i domini e sottodomini su cui concentrarsi.
- Rapidità di posizionamento sulla parola chiave principale. Quest’ultima conviene di più se si tratta di una long-tail keyword, poiché più facile da far posizionare, essendo spesso parte di una query molto mirata.
- Posizionamento naturale sul sito prescelto, con link interni permanenti. Questi solitamente vengono consentiti dietro compenso e segnalati esplicitamente come contenuti sponsorizzati.
Fase 2 – Selezionare i siti adatti
Ovvero siti web che consentono l’inserimento di contenuti sponsorizzati, magari anche in autonomia. Naturalmente bisognerebbe fare un importante lavoro di analisi di tali siti: a parte quelli generalisti, alcuni sono specificamente incentrati su un tema e ciò può rendere più facile l’inserimento del contenuto parassita.
Analizzare i backlink e gli anchor text già presenti, inoltre, consente di selezionare la keyword e quindi, eventualmente, la query transazionale più adatta su cui agganciarsi.
Fase 3 – Creazione del contenuto
Per assicurarsi che si posizioni a dovere, serve utilizzare comunque le regole base della SEO: il contenuto deve essere ben strutturato, con una buona densità e distribuzione della keyword, avere gancio iniziale, call to action finale e, volendo, link interni ed esterni. Questi ultimi devono ovviamente rimandare ad altri contenuti rilevanti per la nicchia e correlati a quello parassita.
ALTRE TECNICHE PER POSIZIONARSI CHE PIACCIONO A GOOGLE
Se si desiderano risultati e dati positivi per il lungo termine dalla propria strategia SEO, la tecnica Parasite non è per forza la prima né l’unica scelta da fare.
In questi casi le Digital PR entrano in gioco per creare sinergie che siano vantaggiose per tutti: richiedono tempo e pazienza ma portano risultati molto duraturi e validi, e anche Google nel tempo li riterrà coerenti e naturali nel loro posizionamento.
Una buona alternativa, in un approccio “White-Hat” SEO, è ad esempio il guest posting. Questa attività richiede un accordo più “formale” tra le parti, poiché si scrive col permesso del proprietario sul suo blog.
Pur non avendo lo stesso controllo sul post e dunque sulla sua gestione ed editing, il ritorno è molto desiderabile: non solo al suo interno possono essere concordate più opportunità di backlink, ma si ottiene molta più credibilità come brand se un altro lo ospita e accetta di dargli spazio di sua volontà. È una sorta di endorsement che va a beneficio di entrambi attraverso un contenuto di valore, peraltro non per forza a pagamento.
Tramite questa attività – che richiede comunque lo stesso impegno nella ricerca e selezione dei siti con cui collaborare – sul web e con la condivisione sui social media, si può anche fare link building.
Il link building è una delle pratiche più importanti nella SEO e, se ben eseguito, può rappresentare una strategia molto più solida e duratura rispetto alla Parasite SEO. Il suo obiettivo è aumentare la quantità e la qualità dei backlink verso il proprio sito, provenienti da altre pagine web rilevanti e autorevoli. Google valuta molto positivamente i siti che ricevono link naturali e contestualizzati, poiché li interpreta come segnali di fiducia e pertinenza.
Un metodo efficace per ottenere backlink naturali è creare contenuti che rispondano a domande frequenti o offrano soluzioni a problemi comuni nella propria nicchia di mercato. Infografiche, studi di settore, case study e guide approfondite sono esempi di contenuti che possono attirare facilmente link da altri siti. Inoltre, costruire relazioni con altri professionisti o influencer e collaborare su progetti comuni, come interviste, round-up post o, come detto prima, guest post, può portare a citazioni spontanee e backlink di qualità.
Infine, un altro aspetto cruciale del link building è monitorare regolarmente vari backlink. Strumenti come Google Search Console o Ahrefs consentono di tenere traccia dei link in ingresso e verificare che non ci siano collegamenti dannosi o non desiderati, oppure anche link “rotti” per cui potersi proporre con un proprio contenuto in sostituzione.
CONCLUSIONE
La Parasite SEO, sebbene possa sembrare una scorciatoia allettante, comporta rischi significativi, sia in termini di penalizzazioni algoritmiche che di reputazione del brand. Può ancora essere praticata in modo etico e responsabile, ma richiede una profonda conoscenza del settore e un’attenta pianificazione, poiché Google è sempre più bravo a individuare e penalizzare le tattiche black hat.
Le alternative più sicure e durature, come il guest posting e il link building, offrono altrettanto valide opportunità di crescita organica nel tempo e una maggiore credibilità agli occhi di Google e degli utenti, su cui vale la pena investire. Scegliere un approccio SEO che metta al centro la qualità e l’autenticità non solo garantirà risultati più stabili, ma proteggerà anche il sito da eventuali penalizzazioni future.
Concentrarsi sulla creazione di contenuti di alta qualità, sulla costruzione di relazioni genuine con altri siti web e sulla partecipazione attiva alla propria comunità online è un modo più sicuro e efficace per migliorare il posizionamento di un sito e di un brand.
In definitiva, la chiave del successo nella SEO è trovare un equilibrio tra le diverse tecniche e adattarsi continuamente ai cambiamenti degli algoritmi di ricerca, monitorando costantemente le performance ma soprattutto ricordando che è la diversificazione delle strategie a garantire sicurezza e risultati.
Alessia Trombini

