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Oltre le Cartoline: come raccontare l’anima nascosta delle grandi città

Oltre le Cartoline: come raccontare l'anima nascosta delle grandi città - SOS Digital PR

Oltre le Cartoline: come raccontare l'anima nascosta delle grandi città

Roma, Venezia, Barcellona, Londra, Tokyo: città enormi, affascinanti, ricche di storia e cultura, che si trasformano nei sogni ad occhi aperti di milioni di viaggiatori.

Sono le mete ideali per i travel influencer, che con foto, video curati e descrizioni evocative, raccontano il loro viaggio in queste destinazioni. Ma come viene raccontata davvero una grande città sui social? E soprattutto, quanto di questo racconto riesce a catturare la sua vera essenza?

Il modello narrativo dominante usato dai travel influencer segue uno schema ricorrente, quasi prevedibile. Si parte dai monumenti iconici, quelli che vengono associati subito ad una determinata città: il Colosseo a Roma, la Torre Eiffel, se parlassimo di Parigi, il Big Ben a Londra.

Sono gli elementi visivi che garantiscono il massimo coinvolgimento perché già riconosciuti e validati dall’immaginario collettivo. Proseguendo, il racconto si concentra su viste panoramiche dall’alto, che donano un senso di grandezza ed estetica perfetta: una foto scattata dalla cupola di San Pietro, una ripresa con il drone sul Tamigi, o un tramonto che illumina i tetti di Barcellona dall’alto del Park Güell. Non mancano poi i ristoranti tipici, scelti con cura per rappresentare la tradizione culinaria locale: una carbonara a Trastevere, un afternoon tea londinese o sushi in un locale di Shibuya.

Questa narrazione è senza dubbio affascinante. È visivamente appagante, esteticamente impeccabile e studiata per creare consenso. Tuttavia, tende a essere riduttiva.

Le grandi città vengono spesso raccontate come collezioni di luoghi imperdibili, ma raramente come posti vivi, dinamici e complessi. E qui sta il punto: i travel influencer — o almeno la maggior parte di loro — si concentrano su ciò che è già noto, su ciò che è facilmente riconoscibile e che garantisce engagement immediato. Tuttavia, così facendo, rischiano di trascurare la vera bellezza di una grande città: il suo movimento continuo, il suo essere un insieme eterogeneo di culture, persone, storie e tradizioni.

Prendiamo Roma, per esempio. È facile raccontarla attraverso il Foro Romano o Piazza Navona, ma quanto spesso si parla dei quartieri meno conosciuti, come il Pigneto, che negli ultimi anni è diventato un vero e proprio melting pot culturale? Oppure Londra: gli influencer ci mostrano il tradizionale cambio della guardia a Buckingham Palace, ma quanto spesso si soffermano sul caos creativo di Brick Lane o sull’energia delle sue comunità multiculturali? Questo vale anche per Tokyo, dove si celebra la modernità di Shinjuku e Shibuya, dimenticando magari i piccoli templi nascosti nei quartieri più periferici o le storie delle comunità locali che resistono al ritmo frenetico della città.

Il dinamismo di una grande città non si trova nelle cartoline perfette, ma nei suoi angoli nascosti, nei suoi mercati rionali, nei parchi dove le persone si incontrano per suonare la chitarra la domenica pomeriggio, nelle botteghe artigianali che resistono alla globalizzazione. È qui che si rivela il carattere autentico di una città, quello che non può essere ridotto a una foto da postare con l’hashtag #wanderlust. Raccontare una città significa comprenderla, viverla e, soprattutto, rispettarla.

Ma perché i travel influencer tendono a trascurare questi aspetti? La risposta risiede nella logica dei social media, che premia l’immediatezza, la riconoscibilità e l’emozione rapida. I contenuti più performanti sono quelli che suscitano riconoscimento immediato: un tramonto fotografato dalla cima della Torre di Montjuïc sarà sempre più apprezzato rispetto a un’immagine che racconta la vita quotidiana di un quartiere meno conosciuto. Eppure, è proprio in questi dettagli apparentemente meno “instagrammabili” che una città si distingue dalle altre.

Un viaggio autentico, però, non si limita a collezionare immagini perfette. Raccontare una città significa immergersi nel suo ritmo quotidiano, osservare le persone che la abitano, ascoltare le storie di chi vive nei suoi quartieri. Significa riconoscere che una città non è fatta solo di monumenti e attrazioni turistiche, ma anche di contrasti: di modernità e tradizione, di lusso e semplicità, di bellezza e fragilità.

Un esempio concreto di narrazione alternativa potrebbe essere quello di raccontare Venezia non solo attraverso Piazza San Marco e il Ponte di Rialto, ma anche attraverso le sue isole meno conosciute, come Torcello o Sant’Erasmo, dove il turismo di massa non è ancora arrivato. Oppure Barcellona, che non è solo la Sagrada Família o il Barrio Gótico, ma anche i suoi mercati di quartiere, come il Mercat de Sant Antoni, dove si mescolano tradizione e innovazione.

Per chi lavora nel marketing, questa riflessione è cruciale. I travel influencer hanno un’enorme responsabilità nel plasmare l’immaginario collettivo su una meta. Il loro racconto non solo influenza le scelte di viaggio, ma contribuisce anche a definire l’identità culturale di una città agli occhi del mondo. Ecco perché è fondamentale che i professionisti del settore incoraggino una narrazione più sfumata, autentica e consapevole. Una narrazione che non si limiti a promuovere le solite attrazioni, ma che sappia valorizzare tutti quegli elementi che rendono una città unica e irripetibile.

Le grandi città non sono solo sfondi per foto perfette o luoghi di consumo turistico. Sono ecosistemi complessi, fatti di persone, di storie, di tensioni e di trasformazioni. Raccontarle significa superare la superficie, andare oltre i luoghi comuni e scoprire ciò che le rende davvero speciali. Questo approccio non solo arricchisce il viaggiatore, ma restituisce anche dignità e autenticità alle città stesse, che non sono semplici scenari, ma protagoniste vive del nostro tempo.

Forse è arrivato il momento che anche i travel influencer se ne rendano conto.

 

Eleonora Rimedio

 

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