Le Digital PR sono diventate una componente cruciale per costruire relazioni, ottenere visibilità online e rafforzare l’autorevolezza di un brand. È facile, però, incappare in errori che compromettono l’efficacia delle strategie impiegate.
Le Digital PR rappresentano l’evoluzione delle tradizionali relazioni pubbliche, adattate al contesto digitale. Mentre un tempo si trattava “solo” di costruire rapporti con giornalisti e media tradizionali, oggi le Digital PR aggiungono a queste attività anche altre prettamente online, come le collaborazioni con blogger e influencer, volte a gestire e mantenere la reputazione e la brand awareness tramite contenuti social e web.
L’obiettivo principale è sempre lo stesso dunque, ma il panorama digitale richiede approcci più dinamici e flessibili, che tengano conto dell’interazione diretta con il pubblico e dell’importanza di metriche come il traffico web, il posizionamento sui motori di ricerca e il coinvolgimento sui social media. Per questo motivo, le Digital PR si integrano perfettamente con strategie di SEO e content marketing, ma per funzionare al meglio devono essere condotte con precisione, evitando errori comuni che possono limitarne l’efficacia.
5 GRANDI ERRORI CHE ROVINANO UN’ATTIVITÀ DI DIGITAL PR
Errore 1: invii massivi senza scrematura
Uno degli errori più diffusi è inviare comunicati stampa o richieste di collaborazione in modo massivo, senza alcuna distinzione tra le categorie delle testate. Questo approccio è certamente percepito poco professionale, portando spesso i destinatari a ignorare i messaggi o, peggio, a cestinarli senza leggerli.
Ad esempio, è capitato proprio di recente che ricevessi una mail da parte dell’ufficio stampa di un evento organizzato da un brand di design. Il comunicato, però, è stato inviato su un mio indirizzo dedicato in particolare a una testata su cui mi occupo di ben altri argomenti. Ho fatto esattamente quanto scritto sopra: l’ho letta e ho capito che mi era stata inviata alla cieca. Questo tipo di errore non solo danneggia la reputazione del brand, ma riduce anche le possibilità di ottenere una risposta positiva.
Per evitare tutto ciò, è fondamentale personalizzare la lista di contatti: ove possibile, invece di inviare a una mail generica a “info@media.it”, si potrebbe cercare il nome del giornalista o del blogger, nelle loro info contatti, i loro social media o tramite strumenti come Media Address (se poi si conserva il tutto in un proprio CRM, ancora meglio, così da avere traccia di tutti i contatti che si posseggono e riutilizzarli all’occorrenza.
Inoltre, il testo stesso del messaggio (che potrebbe anche essere inviato tramite piattaforme come LinkedIn, se non si trova un’email), se inviato a una singola persona, andrebbe personalizzato. In questo caso, si inizia con il nome del destinatario, per poi menzionare contenuti o lavori specifici che hanno già pubblicato sul tema che si va a proporre. Dopodiché si può spiegare chiaramente perché si ritiene rilevante per loro anche questa proposta.
Errore 2: non conoscere il pubblico target
Un altro errore comune è non comprendere a fondo il pubblico a cui ci si rivolge. Molti professionisti tendono a creare campagne troppo generiche, sperando di raggiungere il maggior numero di persone possibile. Questo approccio, però, rischia di disperdere le risorse e di non ottenere il coinvolgimento desiderato.
È quindi necessario identificare i segmenti di pubblico più rilevanti, partendo magari già da quelli stabiliti dalle analisi di mercato dell’azienda e usando strumenti di social listening, analytics, sondaggi, e creare così messaggi specifici che rispondano alle loro esigenze.
Errore 3: ignorare l’analisi dei dati
A proposito di analisi, quella dei dati è una componente essenziale per misurare il successo delle Digital PR. Molti professionisti trascurano questa fase, limitandosi a lanciare le campagne, ma queste vanno poi monitorate nei loro risultati, altrimenti si va incontro a una mancanza di consapevolezza su cosa funzioni davvero e su cosa vada migliorato.
Il comunicato stampa potrebbe non aver attirato l’attenzione nelle prime righe, il coinvolgimento di una figura di spicco potrebbe non esser stato efficace come si pensava (e allora bisogna indagare anche in tal senso, ad esempio in che modo questa ha trasmesso il messaggio), o talvolta più semplicemente l’argomento non è di interesse in quel determinato momento.
Sapere questi dettagli permette di compiere i dovuti aggiustamenti, anche nel bel mezzo di una campagna.
Errore 4: mancanza di follow-up
Un altro errore frequente è non seguire adeguatamente le comunicazioni inviate. Molti professionisti delle PR inviano email o messaggi e poi si fermano, aspettando una risposta. Tuttavia, il follow-up è una parte fondamentale del processo, soprattutto in un mondo frenetico dove le persone ricevono decine di richieste ogni giorno.
Ad esempio, un influencer contattato per una campagna potrebbe essere interessato alla proposta, ma non avere il tempo di rispondere subito (dipende spesso se è seguito o meno da un’agenzia). In questo caso, una seconda email, inviata con tatto e senza pressioni, potrebbe fare la differenza. Una buona pratica è aspettare almeno una settimana prima di inviare un follow-up, sottolineando il valore della collaborazione e chiedendo gentilmente un riscontro.
In molti casi è proprio il follow up, se fatto bene, a far ottenere non solo una risposta ma anche affermativa.
Errore 5: trascurare il valore del contenuto
Infine, uno degli errori più gravi è sottovalutare l’importanza di un buon contenuto. Le Digital PR si basano sulla creazione di valore per il pubblico, e un contenuto scarso o poco interessante rischia di compromettere l’intera strategia.
Ad esempio, un comunicato stampa pieno di tecnicismi difficilmente attirerà l’attenzione dei media o del pubblico, a meno che non ci si rivolga esclusivamente a una nicchia molto ristretta. Allo stesso modo, un guest post che non offre informazioni utili, aggiornate o che non indica le fonti, sarà ignorato dai lettori.
Per garantire contenuti di qualità, è importante investire tempo nella ricerca e nella scrittura, magari anche supportati dall’IA se si hanno dubbi o necessità di spunti. Offrire informazioni utili, raccontare storie, utilizzare un linguaggio chiaro e diretto, ottimizzare dove serve per la SEO e usare una struttura che faciliti la lettura: questi sono, a grandi linee, i punti essenziali perché un messaggio venga letto e recepito.
Bonus: non rileggere e inviare informazioni parziali
Sembrerà scontato, ma è importante inviare comunicazioni prive di errori ortografici o di sintassi e creare un pacchetto con tutto il materiale necessario, a sua volta corretto e ordinato. Il media kit, oltre al comunicato revisionato, deve contenere loghi, immagini e/o video e qualsiasi altra cosa sia utile a chi lo riceverà.
CONCLUSIONE
Le Digital PR non sono solo una questione di visibilità, consistono anche nel costruire relazioni durature che portino valore sia al brand che al pubblico. Che si tratti di essere principianti o veterani, è importante mantenere alti i propri standard per acquisire fiducia e credibilità da parte di chi si rivolge a questo settore, dei collaboratori e player e dal pubblico finale.
Non sono una scienza esatta, ma l’attenzione ai dettagli, una conoscenza approfondita del pubblico e un approccio strategico basato sui dati fanno la differenza nell’evitare errori madornali.
Alessia Trombini
